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BREVE STORIA DEL COMUNE DI VALBREVENNA

 

Il Comune di Valbrevenna si può, a ragione, considerare il più giovane Comune della Valle Scrivia, forse della stessa provincia di Genova. Mentre per buona parte dei Comuni della Valle Scrivia si hanno tracce e documentazioni secolari, per quello di Valbrevenna viceversa si hanno notizie a partire dal 1896, anno della sua costituzione con l’aggregazione di territori appartenenti ai Comuni di Savignone, Casella e Montoggio. In questa entità territoriale sono inglobate sette parrocchie. Esse sono: Frassinello, Carsi, Senarega, Pareto e Clavarezza appartenenti alla diocesi di Genova, e le parrocchie di Nenno e Tonno appartenenti alla diocesi di Tortona. Esistono altresì cappelle dipendenti da parrocchie limitrofe (Vaccarezza e Montoggio).

 

La popolazione del Comune di Valbrevenna all’atto della costituzione superava le tremila anime, disseminate in oltre cinquanta frazioni, distribuite in un territorio di 35 Kmq. Sede del Municipio venne scelta la località di Carsi, posta in posizione baricentrica e raggiungibile attraverso la fitta rete di mulattiere, prevalentemente poste a mezza costa, come del resto la maggior parte delle località più importanti.

Fra gli anni 1920 e 1930 iniziò la costruzione delle prime strade automobilistiche. Per prima entrò in servizio quella di fondovalle, che partendo da Avosso, in Comune di Casella, seguendo il corso del torrente Brevenna, giungeva alla località di Molino Vecchio. Veniva così a cessare un secolare isolamento che determinava come primo provvedimento, seppur contestato, lo spostamento della sede municipale in località Molino Vecchio, in quanto più rapidamente ed agevolmente raggiungibile sia dalla Valle Scrivia che da Genova o dal Piemonte. Inoltre il movimento migratorio verso le Americhe sia del Nord che del Sud,  già iniziato nei primi anni del secolo XX, stava progressivamente spopolando particolarmente quelle frazioni poste nella zona più interna, in quanto meno favorita climaticamente e poco vantaggiosa ad una economia contadina. Si è verificato un temporaneo incremento della popolazione negli anni della seconda guerra mondiale, sia per il ritorno di molte persone originarie, sia per la contemporanea presenza di sfollati, accorsi dalla città per sfuggire ai bombardamenti aerei.

 

Nel dopoguerra è ripresa la costruzione di strade, che hanno consentito il collegamento di quasi tutte le località del territorio comunale. Ciò ha consentito la possibilità di raggiungere speditamente ogni angolo del comprensorio, ma, molti valligiani, richiamati dalle opportunità di lavoro e di maggiori guadagni hanno abbandonato case e terreni, stabilendosi in città, anche per le garanzie di carattere sociale, che in loco sarebbero mancate.

Ad un futuro pieno di incertezze si può contrapporre un glorioso passato di quando la valle era densamente popolata. Occorre quindi preliminarmente illustrare l’attuale realtà, prima di poter analizzare le possibili soluzioni future. La popolazione attuale ammonta a poco più di 750 unità, distribuite non uniformemente nel territorio. Infatti la presenza nella bassa valle costituisce l’80% della popolazione. Soltanto nella stagione estiva si verifica un incremento di presenze distribuito in maniera omogenea nella totalità delle località e frazioni nell’ordine di oltre 3000 unità.

 

Caratteristica del Comune di Valbrevenna, oltre alla mancanza di storicità municipale secolare, è data dall’assenza di un consistente centro storico, come attualmente si verifica nei Comuni limitrofi, ma viceversa esso è costituito dalla presenza di numerose località e frazioni disseminate nel vasto territorio, di cui molte scarsamente popolate od addirittura completamente abbandonate. Di conseguenza il Comune di Valbrevenna, più che una precisa località, può essere più correttamente definito un vasto territorio che dalla vetta del monte Antola raggiunge il torrente Scrivia nei pressi di Casella e delimitato da una corona di monti (Buio, Schigonzo, Duso, Liprando, Banca) posti sulle due opposte sponde.

Il Comune di Valbrevenna comprende numerosi piccoli centri fra i quali: Molino Vecchio, sede municipale, che con Nenno, Ternano e Prele hanno la maggiore percentuale di popolazione residente. Occorre ricordare il centro di Senarega, posta all’estremità della vallata,  notevole aggregazione rurale di impianto medievale e centro della Sezione Etnologica del Museo Storico dell’Alta Valle Scrivia.

Il significato del toponimo Valbrevenna, Valle dei Castori, probabilmente è da ricondurre a tempi antichi, testimoniati dal ritrovamento di una tomba dell’età del ferro.

 

Prima della costituzione del Comune, alla fine del 1800, le varie comunità vivevano nei piccoli borghi attorno alle loro parrocchie. L’unico legame nei secoli, fu la sudditanza ai feudatari della zona, i Fieschi, signori anche di Savignone, Casella, Montoggio, e Crocefieschi. In seguito, l’invasione napoleonica del XVIII secolo, sopprimendo i vincoli feudali e costituendo le municipalitèes, attribuì caoticamente i vari borghi alla giurisdizione dei maiores dei paesi contermini, anche senza continuità territoriale.

Pertanto in mancanza di una inquadratura storica lo stemma rappresenta un riferimento alla morfologia geologica della valle, delimitata, da un lato, dal monte Antola (mt. 1597) al monte Buio (mt. 1490) ed al monte Schigonzo (mt. 1014) e dall’altro dal monte Duso (mt. 1450) e dal Monte Liprando (mt. 1122) sino allo sbocco del monte Banca (mt. 928). Lo stemma, più precisamente, presenta questi sei monti in  una triplice serie di colore verde, a cui è sovrapposta una banda rossa, con sette croci dorate simboleggianti le sette parrocchie centro delle comunità primeve (Nenno e Tonno della diocesi di Tortona e Frassinello, Carsi, Senarega, Pareto e Clavarezza appartenenti alla diocesi di Genova) ed uno sfondo a strisce diagonali argentate e celesti, rappresentanti lo stemma della famiglia Fieschi.

Tale stemma è stato ufficialmente riconosciuto con decreto del Presidente della Repubblica in data 29 gennaio 2003. Il Comune di Valbrevenna ha preferito questa rappresentazione, quasi topografica, ad altre che richiamassero l’antichissima vita valligiana o che riprendessero semplicemente il significato del toponimo, poiché meno facilmente comprensibili e graficamente meno armoniche.

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